Come scegliere un appartamento nel centro di Torino

Per molti torinesi, riuscire ad acquistare un appartamento in centro è un vero e proprio sogno. Ma quando le possibilità economiche per trasformare quel sogno in realtà arrivano, come muoversi? Di appartamenti in vendita a Torino centro ce ne sono davvero numerosi. Ecco allora alcuni piccoli consigli per scegliere al meglio.

Nel centro storico di Torino sono presenti immobili di grande pregio, che vale sicuramente la pena prendere in considerazione. Molti sono stati rinnovati nel corso degli ultimi anni, lussuosi, eleganti, già pronti per essere abitati. Altri invece sono immobili che sono stati lasciati in balia di se stessi e che non possono essere abitati senza prima aver effettuato ingenti lavori di ristrutturazione. La scelta non dipende di certo dal budget. Nel primo caso, l’immobile ha un prezzo elevatissimo. Nel secondo caso no, ma i lavori di ristrutturazione necessari vi porteranno a spendere più o meno la stessa cifra, anche considerando le eventuali detrazioni che potrete fare in dichiarazione dei redditi.

La scelta quindi dipende dalla resa estetica che volete ottenere. Il bene immobile di prestigio che è già pronto per essere abitato se incontra il vostro gusto è senza dubbio perfetto per voi. Se invece nessun bene già pronto vi rispecchia, meglio scegliere un bene da ristrutturare, così da poterlo personalizzare al cento per ceno. Ricordate però che si sa sempre quando iniziano i lavori di ristrutturazione, mentre è impossibile sapere quando finiscono. Se avete delle tempistiche molto brevi da rispettare, questa scelta potrebbe essere un po’ pericolosa.

Non solo estetica, ma anche funzionalità ovviamente. Una casa deve sempre essere funzionale a tutte le attività che in essa devono essere portate avanti e a tutte le persone che in quella casa vivono, bambini e anziani compresi ovviamente. Quindi dopo aver considerato l’estetica, è necessario capire se gli spazi sono effettivamente adatti al vostro personale stile di vita. Fondamentale a questo proposito anche valutare il contesto. La casa si trova in una strada tranquilla dove è semplice parcheggiare e che è ben servita dai mezzi pubblici? Sono disponibili nelle vicinanze tutti i servizi di cui avete bisogno?

Spesso inoltre ci si lascia ammaliare dalle dimensioni di un bene immobile, soprattutto se preso a buon prezzo. Ricordate che un bene immobile grande può avere anche dei lati negativi. È di difficile pulizia e manutenzione ad esempio e può comportare non poche spese, per il riscaldamento e la climatizzazione ad esempio. Spesso è preferibile avere un bene immobile un po’ più piccolo, ma ben tagliato e con uno spazio ben organizzato! Infine la luminosità, elemento questo che non deve mai mancare in una grande città. Possono capitare infatti, soprattutto in inverno, periodi in cui il cielo è piuttosto grigio e avere una casa che è molto luminosa è una vera e propria manna dal cielo.

Se un bene immobile infine ha degli spazi esterni tanto meglio. Terrazze, balconi, giardini, cortili sono piccole oasi di tranquillità di cui potreste sentire il bisogno dato il caos delle grandi città. Inoltre questi sono spazi che possono anche essere chiusi facilmente date le nuove soluzioni oggi disponibili sul mercato, così da creare una stanza in più a tutti gli effetti e rendere più grande la vostra casa con semplicità.

Stampare cataloghi cartacei: è ancora utile?

Chi pensa che la realizzazione di cataloghi cartacei sia superato, si sbaglia di grosso. Se c’è una certezza è che il cartaceo non può essere sostituito completamente dai formati digitali. Se da na parte i siti di stampa libri online offrono dei servizi eccellenti e a costi sostanzialmente ridotti, la necessità di avere ancora dei prodotti stampati per la promozione della propria attività è ancora molto importanti. Vediamo allora il perché abbiano ancora un ruolo rilevante nel Marketing delle aziende.

Un problema demografico

Uno dei problemi più rilevanti del Marketing dell’azienda riguarda la demografia dell’Italia. L’Italia è un paese ancora “vecchio” dove il potere d’acquisto risiede ancora negli uomini di una certa età e che ancora non sono stati completamente inglobati nelle abitudini tecnologiche che la società moderna impone. Per questo motivo, hanno bisogno di avere un elemento tangibile per le proprie scelte, un opuscolo informativo da consultare quando se ne ha voglia. La comodità di avere un supporto cartaceo da sfogliare, di dimensioni maggiori rispetto ai depliant digitali che non possono superare la grandezza dello schermo di uno smartphone, gioca ancora un ruolo fondamentale.

Ma l’importanza sta anche nell’impatto visivo. Mentre su un dispositivo elettronico bisogna andare a cercare consapevolmente il materiale, un opuscolo non può essere smaterializzato. Esso può rimanere nella borsa, su un tavolo e quindi, ci sono maggiori possibilità che ci ricada l’occhio e che si possa scatenare un “passaparola tangibile”. 

Il vantaggio dei cataloghi elettronici

D’altro canto, però bisogna dare a “Cesare ciò che è di Cesare”. Il catalogo elettronico ha anche i suoi vantaggi. Il vantaggio principale lo possiamo riscontrare nel fatto che può essere aggiornato in tempo reale, fornendo informazioni su prezzi e offerte ai clienti.

Così facendo, un cliente aprendo l’app del proprio negozio di fiducia è costantemente informato su tutto ciò che in saldo e può recarsi immediatamente a fare acquisti.

Un altro vantaggio da non sottovalutare, riscontrabile però dal lato imprenditore che può risparmiare del denaro sul materiale pubblicitario fisico. 

Possiamo sostituire il catalogo elettronico con quello elettronico?

Assolutamente no, non bisogna considerare il formato digitale come il superamento di quello cartaceo. Nella maggior parte delle aziende, le due tipologie di catalogo sono ritenute complementari. Non è del tutto raro trovare dei link su formato cartaceo che rimandano sul sito dell’azienda dove trovare informazioni aggiuntive o report da monitorare.

I nostaligici della carta non riusciranno mai a rimanere estranei al fascino del catalogo cartaceo o della rivista aziendale. Esso rappresenta un’esperienza sensoriale e gradita per il consumatore finale? Perché? Perché esso coinvolge tutti i sensi: il tatto, la vista mentre lo si legge, l’udito mentre lo si sfoglia e l’olfatto per l’odore della carta appena stampata.

Fiere: tutto ciò che c’è da sapere sui contratti di lavoro

L’allestimento di stand fieristici può rappresentare un vero e proprio grattacapo perché non riguarda solo il punto di vista “architettonico”. Uno dei problemi durante la programmazione di un evento fieristico è di sicuro la lenta burocrazia e tutti gli annessi riguardante contratti di lavoro e la natura dei rapporti. Per esaurire i vostri dubbi riguardo a questo aspetto, leggi bene questo articolo.

Quale tipo di contratto somministrare durante questi eventi?

L’Ispettorato del lavoro non dorme mai. Soprattutto nel fine settimana, quando si svolgono la maggior parte degli eventi fieristici di settore. La sanzione di tipo patrimoniale può essere davvero esagerata per non parlare del danno all’immagine che l’azienda può subire da una figuraccia di questo tipo in circostanze come le fiere di settore.

Per evitare queste gravi ripercussioni, puoi correre al riparo contratti di natura subordinata per il tuo personale dedito all’accoglienza, al volantinaggio o alla semplice hospitality.

Il contratto più conveniente è di sicuro quello che riguarda le “Nuove Prestazioni Occasionali” ma bisogna rispettare determinati parametri. E sono:

  • l’azienda non deve aver assunto più di cinque dipendenti subordinati a tempo indeterminato;
  • che i lavoratori non abbiano un contratto di rapporto lavoro subordinato di collaborazione coordinata o continuativa. O che non abbiano cessato tale attività con la stessa azienda negli ultimi Sei mesi;
  • che siano rispettate le limitazioni di reddito che si quantificano in: 5000 euro l’anno in totale tra vari prestatori che 2500 euro annui col singolo prestatore.

Se invece vi è un lavoratore autonomo?

Tra le esigenze di un’azienda durante un evento fieristico possono essere varie, tra cui la necessità di contattare un interprete per parlare a clienti stranieri oppure ad un social media manager per promuovere la sua partecipazione all’evento.

Se il lavoratore svolge un’attività diversa rispetto a quelle di interesse dell’azienda allora deve essere definito come lavoratore autonomo.

Anche in questi casi, si può investire in un contratto di tipo occasionale: esiste, infatti, il contratto di lavoratore autonomo occasionale. Prima di avviare un rapporto di questa entità bisogna però inviare al professionista una lettera di incarico in cui vengono menzionate tutte le informazioni sulle attività che deve svolgere, il compenso e la durata della prestazione. 

Al termine di questo rapporto, il lavoratore deve inviare una notula all’azienda che lo ha contattato per confermare che non si sono superati i 5000 euro annui.

Panettone di Natale e per finire un buona cialda di caffè in offerta de: L’oro di Pulcinella

Ingredienti: I’impasto.

2000    g          lievito nostrano ben maturo fresco

4500    g          farina

1200    g          burro

1200    g          zucchero

800      g          tuorli d’uovo    (equivalgono a 40 pezzi)

200      g          acqua a 22’C    (il quantitativo dipende dalla qualità della farina , quindi deve essere ritenuto variabile)

Temperatura finale della pasta: 26’C

Durata della lievitazione: 10-12 ore.

Aggiungere al primo impasto:

3500    g          farina

1200    g          burro

1200    g          zucchero

800      g          tuorli d’uovo  (Circa 40 pezzi)

60        g          sale

4500    g          uva sultanina

1200    g          cedro candito a piccoli pezzi

1200    g          scorze d’arancio candite        tritate

20        g          un misto in parti uguali d’olio di limone, d’olio d’arancio e di vaniglia in polvere

2000    g          acqua  (anche questa dose varia secondo la qualità della farina)

Procedimento
Il lievito nostrano viene portato a maturazione lavorandolo, con un pari quantitativo di farina ed acqua da due a tre volte, impastandolo ad intervalli di 4-5 ore l’uno dall’altro. Generalmente rappresenta l’8-10 per cento del peso totale degli ingredienti. Per procedere con successo nel campo dei panettoni, è indispensabile avere buone conoscenze della fermentazione naturale.

Il lievito pronto viene lavorato con le uova e con lo zucchero: segue poi la farina ed un po’ d’acqua. Quando l’impasto ha preso “corda” aggiungere l’acqua rimanente in 2-3 volte. La pasta deve essere perfettamente liscia, serica, tenera ed al contempo asciutta. A questo punto, riporla in un recipiente di legno e lasciarla lievitare in un ambiente che abbia la temperatura di 30′ per 10-12 ore. La pasta è pronta per le successive lavorazioni quando ha triplicato di volume.

Impastarla con gli ingredienti del II impasto, escludendo momentaneamente la frutta candita e l’acqua. Impastare fino a che abbia preso corda, cioè sia solida e non attacchi più le mani, poi aggiungere l’acqua e lavorare lungamente.

Quando la pasta è di nuovo liscia e serica, aggiungere i canditi e lavorare brevemente, per distribuirli nell’impasto.

Suddividere l’impasto nelle pezzature previste, arrotondando i pezzi, ungendo bene le mani con burro morbido. Lasciar riposare 40 minuti, poi arrotondare nuovamente e porre negli appositi fondi di carta da forno imburrata.

Lasciar lievitare 6/7 ore in ambiente a circa 30’C con un’umidità del 50%. Allorché la sommità tondeggiante del panettone supererà di poco il bordo del contenitore di cartone, praticare sulla stessa un taglio a croce utilizzando una lametta affilatissima, deporre al centro una noce di burro e passare in forno a 190′ per 3-4 minuti.

Sfornare e tirare i quattro triangoli di pasta (orecchie) formati dal taglio, verso i bordi del fondo.

Rimettere in forno e completare la cottura, che dipende dalla grossezza dei pezzi, alla temperatura di 180 gradi.

A cottura ultimata, capovolgere i panettoni negli appositi cesti, per evitare che si affloscino sul tavolo. Una variante praticabile è quella di attraversare la base del contenitore di cartone con un ferro da calza ed appendere il dolce ad uno spago robusto.

E’ chiaro che nessuno impasterà mai un quantitativo del genere, ma le proporzioni sono quelle canoniche. Se riuscite a realizzare l’intero quantitativo, il risultato sarà migliore.

E se riuscite ad acquistare una buona una buona cialda di caffè in offerta d’accompagnamento, potrete goderne di più.

Un ottimo caffè espresso in cialda e buon divertimento!

La bellezza delle Ortensie

Tra i fiori autunnali più spettacolari, non possiamo che citare le Ortensie. Esse sono usate come decorazioni per giardini pubblici e privati ma anche per gli interni delle case, regalando dei colori caldi in una stagione che inizia ad accennare i primi freddi.

Questa pianta è stata importata in Europa da Philibert Commerson nel XVII secolo, ed hanno ampliato la scelta nei cataloghi delle aziende di vendita fiori online durante la stagione in cui la fioritura scarseggia.

Caratteristiche delle Ortensie

Possono raggiungere anche i due metri di altezza, ma la particolarità di questi fiori sta nella loro sensibilità del pigmento del fiore agli ioni di Alluminio. Infatti, in base all’acidità del terreno, la colorazione dei petali varia dal blu (nei terreni più acidi) al rosa (in quelli più basici). La loro forma è tendenzialmente sferica.

Mentre per quanto riguarda le foglie, sono di un verde brillante e i margini sono dentellati. 

Perché coltivare le Ortensie?

Queste piante non richiedono molta attenzione, l’unica accortezza che bisogna avere è il giusto apporto d’acqua ed un buon drenaggio che eviti i ristagni d’acqua.

Vivono in qualsiasi tipologia di terreno ed è indifferente l’esposizione al sole visto che prediligono l’ombra ma non disdegnano le zone che accolgono i raggi solari.

Non necessitano di potatura se non quella dei rami più secchi in primavera o semplicemente alcuni rami per contenerne la crescita. Sono piante che non alimentano la competizione radicale, il ché permette la coltivazione di altre specie di piante nello stesso ambiente.

Come coltivare le piante?

Il seme deve essere impiantato a circa 1 cm di profondità e ricoperto di terriccio verso gli inizi della primavera. Non ha necessità particolari per quanto riguarda la tipologia di terreno, cresce con qualsiasi composizione. Come spiegato in precedenza, l’unica differenza che si può riscontrare è quella della colorazione dei petali.

Per quanto riguarda le piante esposte al sole, se durante le ore più calde della giornata dovesse apparire secca e disidrata, evitare di innaffiare per non compromettere la pianta a causa dei ristagni. Durante la sera riacquisterà il vigore naturale.

Assegno divorzile: non è più d’obbligo!

Udite! Udite! Avvocato divorzista brescia, di Roma, di Milano, per te c’è un’importante novità per quanto riguarda l’assegno di mantenimento: in Italia non è più d’obbligo! Ebbene sì, il concetto di “tenore di vita” che era alla base del mantenimento non verrà più preso in considerazione. Infatti, fino ad ora, l’assegno divorzile era assegnato in base al tenore di vita che il coniuge economicamente più debole aveva sostenuto durante il matrimonio. Da oggi non è più così, il mantenimento verrà assegnato dal giudice solo in caso di non-indipendenza economica del coniuge.

Vediamo nel dettaglio:

Come ottenere l’assegno divorzile

Prima del 2019, l’assegno di mantenimento del coniuge poteva essere chiesto semplicemente nella domanda di separazione. Il coniuge richiedente non doveva avere adeguati redditi propri ed in tal caso, gli spettava un ammontare in denaro che potesse permettere di mantenere lo stesso tenore di vita antecedente alla separazione. 

Però l’assegno di mantenimento vero e proprio non può essere concesso al coniuge che ha la responsabilità della separazione. In tal caso, si può predisporre del diritto agli alimenti: una quantità di denaro che possa permettere al coniuge richiedente quantomeno i beni primari. 

Con la sentenza 24934/2019 cosa cambia?

Con questa sentenza della Cassazione, l’assegno di mantenimento cambia decisamente volto. I giudici hanno cominciato a sostenere la teoria che il “concetto di riequilibrazione” sia solo un’ingiustizia verso il coniuge economicamente più forte, un prelievo forzato sul reddito che non ha nulla a che vedere con concrete esigenze.

Secondo questa sentenza il coniuge obbligato deve versare il mantenimento solo in caso di:

…non indipendenza economica e/o necessità di compensazione del particolare contributo dato da un coniuge durante la vita matrimoniale, a determinate condizioni.

Per questo non basta più la differenza reddituale fra i due coniugi per obbligare il partner più forte dal punto di vista economico a versare l’assegno, bensì si dovranno presentare delle condizioni ben precise ovvero l’incapacità da parte del soggetto di procacciare le risorse necessarie per ragioni meramente oggettive.